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Fattura elettronica forfettari 2026: guida completa

Sei in regime forfettario e devi emettere una fattura. Dal 1° gennaio 2024 non c'è più scelta: anche tu sei dentro il sistema della fatturazione elettronica via SDI, esattamente come una S.r.l. con milioni di fatturato. Cambia poco rispetto al resto del mondo P.IVA, ma quel poco è importante: codice natura N2.2, dicitura di legge corretta, marca da bollo virtuale da 2 euro e — per chi è artigiano o commerciante — la rivalsa INPS del 4%.

Nel 2026 lo scenario è ormai stabilizzato: nessun nuovo obbligo, nessuna deroga, nessuna soglia di fatturato che ti tiene fuori. Chi prova ancora a emettere fatture cartacee si ritrova con sanzioni che vanno dal 5% al 10% dei corrispettivi non documentati, con un minimo di 250 euro. Meglio capire come si fa una volta per tutte.

Questa guida è pensata per chi gestisce la propria contabilità in autonomia o con il supporto di un commercialista, e vuole sapere esattamente cosa scrivere e dove. Tutti i riferimenti normativi sono aggiornati e verificati.

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Chi è il forfettario nel 2026

Il regime forfettario è disciplinato dall'art. 1, commi 54-89, della Legge n. 190/2014 (Legge di Stabilità 2015) e successive modifiche. È il regime fiscale agevolato per partite IVA individuali con ricavi o compensi annui fino a 85.000 euro. Sopra quella soglia, ma sotto i 100.000 euro, scatta un'uscita dal regime al periodo d'imposta successivo; oltre i 100.000 euro l'uscita è immediata e con applicazione dell'IVA dal momento del superamento.

Per accedere al regime servono altri requisiti, oltre al limite di ricavi:

  • spese per lavoro dipendente e collaboratori non superiori a 20.000 euro lordi annui;
  • nessuna partecipazione di controllo in S.r.l. che svolgono attività riconducibili a quella esercitata;
  • nessuna partecipazione in società di persone, associazioni professionali o imprese familiari;
  • non aver percepito redditi da lavoro dipendente o assimilati superiori a 30.000 euro lordi nell'anno precedente (la verifica si fa a posteriori).

Il reddito imponibile non si calcola sulla differenza tra ricavi e costi: si applica un coefficiente di redditività al fatturato, diverso per ciascun gruppo ATECO (40% per attività professionali, 67% per commercio al dettaglio, 86% per costruzioni e così via). Su quel reddito si applica un'imposta sostitutiva del 15% (5% nei primi cinque anni per le nuove attività che soddisfano i requisiti di novità).

Obbligo di fatturazione elettronica per i forfettari

Fino al 2021 i forfettari erano esonerati dall'obbligo di fattura elettronica. Poi è iniziato un percorso a tappe: dal 1° luglio 2022 sono entrati nell'obbligo i forfettari con ricavi superiori a 25.000 euro nell'anno precedente; dal 1° gennaio 2024 l'obbligo è stato esteso a tutti, senza eccezioni di soglia. Nel 2025 e nel 2026 la regola non è cambiata: chiunque sia in regime forfettario emette fatture elettroniche via Sistema di Interscambio, anche se fattura 500 euro l'anno.

In pratica significa che la fattura cartacea o il PDF inviato per email non hanno più alcun valore fiscale per il cessionario o committente. Il documento deve essere generato in formato XML secondo le specifiche tecniche dell'Agenzia delle Entrate (tracciato FatturaPA versione 1.2.x), firmato digitalmente o trasmesso tramite intermediario abilitato, e veicolato attraverso lo SDI. Se il destinatario è un privato senza partita IVA si usa il codice destinatario "0000000" e si consegna copia di cortesia in PDF (vedi anche la guida sulla fattura a privati). Per la procedura completa puoi leggere come fare una fattura elettronica passo per passo.

Come si compila una fattura forfettaria: 4 elementi specifici

Una fattura forfettaria si differenzia da una fattura ordinaria su quattro punti precisi. Vediamoli uno per uno.

1) Codice Natura IVA N2.2

In regime forfettario non si addebita IVA al cliente. Tecnicamente l'operazione rientra tra quelle non soggette all'imposta. Nel file XML, all'interno del blocco <DatiRiepilogo>, l'aliquota è 0,00 e va specificato il codice natura N2.2 — "Operazioni non soggette — altri casi". È il codice ufficiale che identifica il regime forfettario nella tassonomia SDI.

Attenzione a non confonderlo con N2.1 (operazioni non soggette ad IVA ai sensi degli artt. da 7 a 7-septies del DPR 633/72, tipiche delle prestazioni rese a clienti esteri) o con N4 (esenti). Sono codici diversi che lo SDI tratta in modo diverso, e mettere quello sbagliato vale come scarto. Se vuoi un quadro completo dei codici puoi leggere la guida sulle aliquote IVA e codici natura.

2) Dicitura di legge in fattura

Ogni fattura emessa in regime forfettario deve riportare una dicitura specifica che richiama la norma di riferimento. Il testo standard, accettato dall'Agenzia delle Entrate, è il seguente:

"Operazione effettuata ai sensi dell'art. 1, commi 54-89, della Legge n. 190/2014 e successive modificazioni. Si applica il regime forfettario. Il compenso non è assoggettato a ritenuta d'acconto ai sensi dell'art. 1, comma 67 della Legge n. 190/2014."

La dicitura va inserita nel campo <Causale> del file XML oppure nel corpo descrittivo della fattura. Il riferimento al comma 67 è importante: comunica al cliente che, anche se gli stai emettendo una prestazione professionale che normalmente sarebbe soggetta a ritenuta d'acconto del 20%, lui non deve trattenertela. È un'informazione che evita lunghe telefonate con l'ufficio amministrativo del committente.

3) Marca da bollo virtuale da 2 euro

Le fatture forfettarie non hanno IVA, ma hanno il bollo. Il DPR 642/1972 e la successiva normativa stabiliscono che ogni fattura senza IVA di importo superiore a 77,47 euro sconta una marca da bollo da 2,00 euro. Da quando le fatture sono elettroniche, il bollo è "virtuale": non si applica fisicamente, lo SDI conteggia automaticamente le tue fatture trimestre per trimestre.

Dal 2024 il flusso è stato semplificato: l'Agenzia delle Entrate calcola autonomamente l'importo dovuto, lo mette a disposizione nell'area riservata di Fatture e Corrispettivi entro il 15 del secondo mese successivo al trimestre, e tu lo paghi dal portale (con addebito su conto o via F24). Le scadenze di versamento per il 2026 sono: 31 maggio (Q1), 30 settembre (Q2), 30 novembre (Q3) e 28 febbraio 2027 (Q4 2026). Se il bollo del trimestre è inferiore a 5.000 euro complessivi puoi accumulare e pagare in unica soluzione. Approfondimento sulla marca da bollo se vuoi capire il dettaglio operativo.

In fattura il bollo va indicato con il flag BolloVirtuale = SI e l'importo (2,00 €). Tecnicamente il bollo è a carico dell'emittente, ma è prassi consolidata addebitarlo in fattura al cliente. Si scrive come riga separata, non concorre alla base imponibile e non è soggetto a ritenuta.

4) Rivalsa INPS 4% (artigiani e commercianti)

I forfettari iscritti alla Gestione Separata INPS (la maggior parte dei professionisti senza cassa) possono addebitare al cliente una rivalsa del 4% sull'imponibile. È prevista dall'art. 1, comma 212 della Legge 662/1996 ed è facoltativa, ma chi non la richiede al cliente versa di tasca propria l'intero contributo INPS.

La rivalsa va come riga aggiuntiva sopra il bollo, non concorre al reddito ai fini delle imposte e non è soggetta a ritenuta. Esempio numerico: imponibile 1.000 €, rivalsa INPS 4% = 40 €, bollo 2 €, totale fattura 1.042 €. Importante: la rivalsa del 4% non si applica agli iscritti a casse professionali autonome (Cassa Forense, Inarcassa, ENPAM eccetera), che hanno un loro contributo integrativo (di solito 4% o 5%).

Esempi numerici concreti

Tre situazioni tipiche di un forfettario nel 2026.

Voce A — Web designer B — Consulente piccola fattura C — Artigiano edile
Imponibile 1.500,00 € 80,00 € 2.000,00 €
Natura IVA N2.2 N2.2 N2.2
Rivalsa INPS 4% 80,00 €
Bollo virtuale 2,00 € 0,00 € (sotto 77,47 €) 2,00 €
Totale fattura 1.502,00 € 80,00 € 2.082,00 €

In tutti e tre i casi la dicitura di legge va inserita per esteso. Nel caso B, sotto la soglia di 77,47 €, il bollo non è dovuto: l'importo finale coincide con l'imponibile. Nel caso C l'artigiano è iscritto alla Gestione INPS Artigiani; se invece fosse iscritto alla Gestione Separata avrebbe comunque diritto alla rivalsa del 4% con lo stesso meccanismo. Vuoi vedere come appare un XML reale? Apri il nostro visualizzatore di fattura elettronica e carica un esempio.

Casi particolari

Fattura a privato consumatore finale

Quando il cliente è un privato senza partita IVA si compila il blocco <CessionarioCommittente> con il solo codice fiscale, si imposta il codice destinatario su "0000000" (sette zeri) e non si valorizza la PEC. Lo SDI accetta la fattura e tu sei tenuto a consegnare al cliente una copia di cortesia in PDF, via email o cartacea. La fattura originale resta quella XML transitata dallo SDI.

Fattura a cliente estero UE

Per una prestazione di servizi B2B verso un cliente con partita IVA in un altro Stato UE, l'operazione è fuori campo IVA per territorialità ai sensi dell'art. 7-ter DPR 633/72. Si emette una fattura con tipo documento TD24 (o TD01 a seconda della prassi), codice natura N2.1 (non N2.2: qui la non soggezione deriva dalla territorialità, non dal regime forfettario), codice destinatario "XXXXXXX" (sette X) e si compila il riepilogo dell'esterometro tramite l'invio dello stesso file XML allo SDI.

Fattura a cliente extra-UE

Stessa logica del caso UE: operazione non soggetta per territorialità, codice natura N2.1, codice destinatario "XXXXXXX". Per le cessioni di beni verso Paesi extra-UE l'operazione è non imponibile ex art. 8 DPR 633/72 e si usa il codice N3.1. La trasmissione allo SDI sostituisce a tutti gli effetti il vecchio esterometro (abolito per le operazioni dal 1° luglio 2022).

Note di credito

Se devi stornare una fattura — totale o parziale — emetti una nota di credito con tipo documento TD04, riferendo il numero e la data della fattura originaria nel blocco <DatiFattureCollegate>. Anche la nota di credito di un forfettario reca il codice N2.2 e la dicitura di legge. Il bollo non si rimborsa con la nota di credito: è dovuto sull'emissione, non sull'incasso.

Conservazione e adempimenti

Le fatture elettroniche vanno conservate digitalmente per 10 anni secondo le regole del CAD (Codice dell'Amministrazione Digitale) e del DM 17 giugno 2014. La conservazione sostitutiva produce metadati, marche temporali e firme digitali che garantiscono l'immodificabilità del documento.

L'Agenzia delle Entrate offre un servizio di conservazione gratuito dal portale Fatture e Corrispettivi: basta aderire una volta, e tutte le fatture transitate dallo SDI vengono archiviate automaticamente. È una soluzione adatta a chi ha pochi documenti; i software di fatturazione professionali offrono di solito una conservazione interna con interfaccia più comoda per la ricerca e il download.

Buone notizie sul fronte degli adempimenti periodici: il forfettario non presenta la dichiarazione IVA annuale, non fa liquidazioni periodiche, non compila la LIPE. L'esterometro è confluito nella trasmissione SDI. Restano la dichiarazione dei redditi (quadro LM del modello Redditi PF) e i versamenti dei contributi previdenziali.

Errori SDI tipici per i forfettari

Lo SDI controlla ogni fattura prima di consegnarla. Se trova un errore la respinge entro 5 giorni con un codice. Quelli che si vedono più spesso sui forfettari:

  • 00302 — Partita IVA cessionario/committente non valida: il cliente ha cessato l'attività o hai sbagliato a scrivere il numero. Verifica sul sito dell'Agenzia delle Entrate (servizio gratuito) e ritrasmetti.
  • 00305 — Partita IVA cessionario/committente non registrata in Anagrafe Tributaria: P.IVA non valida o estera (in quest'ultimo caso usa "OO99999999999" e codice destinatario "XXXXXXX").
  • 00404 — Codice destinatario non corretto: hai messo un codice di 7 caratteri non esistente. Chiedi al cliente il suo codice SDI o la PEC; in mancanza usa "0000000".
  • 00400 — Aliquota IVA non coerente con codice natura: classico errore quando l'aliquota è valorizzata diversa da 0 ma è presente N2.2. Lascia 0,00.

Per ciascun codice puoi correggere e ritrasmettere entro 5 giorni dalla notifica di scarto, e la fattura mantiene la data originaria. Per i casi più rari leggi il dettaglio sugli errori di scarto SDI.

Software e strumenti

Un forfettario non ha bisogno di un gestionale enterprise da centinaia di euro al mese. Cerca tre cose: invio allo SDI, conservazione a norma, gestione automatica di N2.2, dicitura di legge e bollo virtuale. Il resto è valore aggiunto: importazione contatti, recupero dei dati anagrafici da P.IVA, scadenzario, copia di cortesia in PDF, app mobile.

Su Fatturah.it il regime forfettario è una configurazione che imposti una volta sola in fase di onboarding: codice natura N2.2, dicitura di legge, bollo virtuale automatico oltre la soglia e — se sei artigiano o commerciante — rivalsa INPS del 4%. Da lì in poi scrivi solo importo e descrizione: il file XML è già conforme. Provalo gratis →

Domande frequenti

Devo applicare la ritenuta d'acconto sulle mie fatture da forfettario?

No. I forfettari sono esonerati dalla ritenuta d'acconto ex art. 1 comma 67 L. 190/2014. La dicitura di legge in fattura comunica esplicitamente al cliente di non trattenerla.

Posso emettere fatture cartacee a un privato?

No. Dal 1° gennaio 2024 anche per i privati la fattura deve essere elettronica via SDI con codice destinatario 0000000. La copia di cortesia in PDF è un'aggiunta, non un'alternativa.

La marca da bollo da 2 euro è a carico mio o del cliente?

Per legge è a carico dell'emittente. È prassi addebitarla in fattura come riga separata, non concorre all'imponibile. L'Agenzia delle Entrate calcola l'importo dovuto trimestralmente e te lo addebita sul conto o via F24.

Cosa succede se supero gli 85.000 euro di ricavi?

Se superi 85.000 ma resti entro 100.000 euro, esci dal regime dal 1° gennaio successivo. Se superi 100.000 esci immediatamente con effetto dalla fattura del superamento, e da quella in poi applichi l'IVA ordinaria.

Devo fare la dichiarazione IVA da forfettario?

No. Il forfettario non è soggetto agli obblighi IVA periodici (LIPE, dichiarazione annuale, liquidazioni). Resta la dichiarazione dei redditi nel quadro LM e i versamenti previdenziali.

Quale codice natura uso per un cliente in Germania?

Per una prestazione B2B verso UE il codice è N2.1 (non soggetta per territorialità ex art. 7-ter), non N2.2. Codice destinatario XXXXXXX. Per cessioni di beni a clienti extra-UE non imponibili usa N3.1.

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